Educare alla Pace, si può: incontro con Euridit

Abbiamo il piacere di pubblicare, qui di seguito, un articolo di opinione scritto da Maria Rosaria D’Alfonso, Dirigente Scolastica. Questo articolo é stato anche inviato alla redazione de “Il Saggio Centro Studi Storici – Eboli”.

In un periodo in cui si parla di guerra, un gruppo di illuminati ha deciso di parlare della pace. Questo il tema affrontato da Euridit, presieduto dal dott. Giovanni Polliani,  il giorno 26 marzo, in collaborazione con l’ATEE (Association for Teachers Education in Europe).  Infatti, nel primo di  una serie di webinar Valentina Pomatto, vice-presidente dell’Euridit, ha esordito collegandosi da Bruxelles ed evidenziando il tema: Educare alla pace: è ancora possibile! 

In un mondo complesso, nella società liquida e post  moderna corre l’obbligo di citare l’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile , un programma d’azione  per le persone , il pianeta e la prosperità , con i suoi 17 obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile. Tra questi, spicca l’obiettivo di sviluppo 4.7 : l’Educazione alla cittadinanza. Ovviamente, è intesa una cittadinanza attiva, globale, inclusiva, dove ritorna il tema della non violenza e con esso la cooperazione e la solidarietà.   L’Educazione qui svolge un ruolo di primaria importanza perchè viene intesa come “educazione di qualità, equa ed inclusiva, opportunità di apprendimento per tutti”. Non meno importante è saper garantire  i diritti umani, l’uguaglianza di genere e la valorizzazione della diversità culturale .

C’è chi nel corso della riunione dell’Euridit del 26 marzo ha suggerito un curricolo diverso,  più sperimentale,  più completo e più incentrato sull’attività laboratoriale , con una didattica su misura per ogni studente.

C’è chi ha suggerita la carta della formazione dei docenti nell’ottica del Lifelong Learning, ossia l’apprendimento permanente.

Il Professore Stefano Spennati dell’Università di Bergamo ha suggerito  l’apprendimento trasformativo al posto di quello tradizionale e trasmissivo , dove “lo scopo è dar vita ad una forma di autoanalisi ,  derivata per ognuno dalle esperienze vissute”.

Dal Covid in poi , la società è cambiata, noi siamo cambiati ; sono cambiate le relazioni che hanno gli studenti al di fuori della scuola, è cambiata la comunicazione, si parla di Intelligenza Artificiale . Occorre in questo contesto una didattica che sia centrata maggiormente sullo studente, contro quella centrata sul docente. Occorre più l’apprendimento fra pari , la cosiddetta Peer Education.

C’è chi suggerisce “la musica insieme”, perché la musica è inclusiva e parla lo stesso linguaggio per tutti.

In ogni caso, c’è bisogno di una scuola aperta , una scuola che sia sempre più condivisa in rete.

Con un dulcis in fundo, il dottor Polliani ha concluso la riunione, sottolineando l’importanza  della dimensione europea della scuola , con una didattica person-centered , che sappia parlare il linguaggio di Don Milani e della scuola di Barbiana .

“ Bisogna andare in giro (nelle scuole) con gli strumenti giusti: la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo , la Costituzione Italiana, la Carta dei diritti dell’Uomo.”

Queste parole del dott. Polliani ricordano i nostri incontri quando era già presidente del Ceses e quando lo rividi a Milano nel 2015 con i suoi progetti illuminati . Ora queste sue idee risuonano in modo significativo considerando che solo il 17 percento dei Paesi  ha rispecchiato pienamente i principi dell’Onu nei programmi di formazione dei docenti e che appena  il 10 percento dei libri di testo di scienze sociali sono stati improntati alla educazione alla pace nel periodo 2000-2011.

Forse la pace non è un’utopia e la strada da percorrere è ancora lunga, ma citando Aristotele , auguriamoci finalmente una nuova paideia.

Maria Rosaria D’Alfonso   

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